Assemblea il 6 aprile a Roma. RIUNIRE I POPOLI FRANTUMATI

logo La valleUna convocazione per “Chiesa di Tutti Chiesa dei Poveri”. Sei urgenze messianiche per i nati in questo secolo. Non solo aspettare e vedere, ma decidere e operare. Il programma dell’incontro

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Assemblea Nazionale. RIUNIRE I POPOLI FRANTUMATI

logo La valleCentro Congressi Frentani, Via dei Frentani, 4
Roma, 6 aprile 2019
Programma

9,30 Accoglienza e registrazione
10,00 Apertura dei lavori
10,15 Cinque gridi perché la storia continui – Raniero La Valle
10,40 Che cosa ci sta succedendo, Mariarosaria Guglielmi, Sostituto Procuratore della Repubblica, segretaria generale di Magistratura Democratica
11,15 Per una lettura messianica della crisi – Giuseppe Ruggieri, teologo

Le emergenze messianiche
Il grido dei popoli. Non siamo stranieri. Unità ed eguaglianza della famiglia umana.
Il grido dei poveri. Deporre il danaro dal trono, insediarvi il lavoro, ministri la politica e il diritto.
Interventi: studenti dell’università La Sapienza di Roma, Francesco Carchedi, sociologo, Cecilia Pratesi, giudice sulla protezione dei richiedenti asilo, Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto: “Dal capitalismo selvaggio al diritto umano fondamentale di migrare”.

Pranzo
Il grido della Terra. “Ecco tua madre”. Una madre di cui prendere cura, da onorare, custodire, mantenere feconda.
Mario Agostinelli, Vittorio Bellavite e l’Associazione “Laudato Sì” di Milano (Alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale).

Il grido del volto. “Dove sei?”. L’uomo artificiale e il principio femminile.
Daniela Turato, teologa, dottore di ricerca in bioetica; Gabriella Serra, presidente della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana).

Il grido: Disimparare l’arte della guerra.
Conclusioni
Eventuale documento
Su tutti i temi interventi dall’assemblea

18.00 Termine dei lavori

Il Centro Congressi Frentani è attrezzato con uno spazio mensa.

L’assemblea è del tutto autofinanziata.
È gradito un contributo.

Come raggiungere il Centro Frentani.
In Auto
Provenendo da Nord: Raccordo anulare uscita Tiburtina direzione Roma Centro. Percorrerla tutta sino all’Università ” La Sapienza” piazzale Aldo Moro, il Centro Congressi Frentani è a 200 mt.
Provenendo da Sud: Raccordo anulare uscita Prenestina direzione Roma Centro. Percorrerla tutta direzione Roma fino a Porta Maggiore, quindi continuare direzione Stazione Termini. Il Centro Congressi è a 5 minuti.
In Autobus
Linea Atac: 492 -71 -310
In Metropolitana
Linea A: fermata Stazione Termini Metropolitana Linea B: fermata Castro Pretorio
In Aereo
Da Fiumicino Aeroporto – Ferrovia Metropolitana FM1
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Europa, Europa

Europa_Bandiera_Europea

Il sogno dell’Europa e la sua crisi: le responsabilità dei cristiani
TORINO, 27 Febbraio 2019
di Beppe Elia sul sito MEIC.

[MEIC] Un gruppo di credenti di Torino e alcune associazioni ecclesiali hanno diffuso un manifesto sull’Europa, pubblicato dal settimanale diocesano “La Voce e il Tempo”. Il manifesto, già ripreso e rilanciato da alcuni siti [lo fa anche Aladinews con questo post], è nato anche per l’impegno del gruppo Meic di Torino, ed esprime, insieme ad alcune idee forti sull’Europa, l’invito alle comunità ecclesiali (parrocchie, gruppi, associazioni) perchè divengano soggetti di un “processo di riflessione e di azione”, che aiuti a prendere coscienza dell’urgenza di una “testimonianza che ridia speranza all’Europa”.
E’ un invito che riguarda tutti noi del Meic ed è una sollecitazione a far sentire una voce di speranza contro tutte le chiusure e gli egoismi, là dove siamo, e collaborando con ogni uomo e donna di buona volontà.
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Ecco, di seguito, il testo del manifesto, che come Aladinews volentieri condividiamo e diffondiamo.

IL SOGNO DELL’EUROPA E LA SUA CRISI. LE RESPONSABILITA’ DEI CRISTIANI
Che l’Europa sia gravemente in crisi è un fatto evidente. La crisi è particolarmente preoccupante perché s’inserisce in un quadro mondiale di forti tensioni che minacciano la pace.
Oggi diventa urgente per i cristiani riflettere sulle parole di Papa Francesco: «La buona politica è al servizio della pace», e lo è soltanto se è vissuta come «servizio alla collettività umana».
La pace ci deve, dunque, impegnare come cristiani, e questo diventa tanto più vero quanto più appare evidente che questa azione di fraternità non possiamo semplicemente delegarla nel momento in cui le pratiche politiche prendono un orientamento contrario ai diritti dell’uomo, alla giustizia, alla solidarietà sociale. Oggi è necessario pensare e fare crescere una cultura buona che si opponga al prevalere dei principi dell’egoismo individuale e nazionale. Di fronte a queste pratiche abbiamo il dovere di reagire.
Per promuovere la pace occorre rafforzare tutte le forme di collaborazione e di unione sovranazionale, quindi per noi significa anzitutto rafforzare l’Europa. È questa un’esigenza imposta anche dalla globalizzazione. Nel momento in cui l’economia e la finanza assumono una dimensione sovranazionale, la politica non può non essere anch’essa sovranazionale. Se non è così, allora inevitabilmente economia e finanza si sottraggono al controllo della politica in generale e in particolare di una politica ispirata al principio del bene comune (e cioè universale).
Il potere politico se è sovrastato dai poteri economici, da un lato finisce per essere al loro servizio e dall’altro, in quanto non riesce a contrastare quei poteri, inventa altri nemici ai quali attribuire la responsa-bilità delle crisi economiche e sociali e abbandonando il principio del bene comune attizza nuovi nazionali-smi che rischiano di mettere la pace in grave pericolo. L’Europa poteva diventare un efficace antidoto a questa deriva, attestandosi a soggetto in grado di avviare un governo sovranazionale sulla base dei migliori valori della tradizione occidentale, che ha come sua com-ponente essenziale il cristianesimo.
Senza dimenticare che l’Unione europea ha significato anche il superamento di secoli di guerre devastanti fra i diversi stati del continente. Ora invece sembra che il processo di unità europea si vada disfacendo, con la Brexit e con il risorgere di nazionalismi, che, mentre si alleano per disfare l’Europa, non possono che pre-parare futuri conflitti.
Il servizio alla pace che l’Europa oggi può rendere non riguarda solo il superamento degli antichi conflitti interni, ma anche da un lato una funzione di equilibrio tra le grandi potenze mondiali e le derive pericolose che stanno prendendo, dall’altro, anche per la sua posizione geografica, un rapporto con i paesi africani e mediorientali, che sostituisca all’antico e nuovo sfruttamento coloniale un efficace sostegno economico e nell’immediato una diffusa pratica di accoglienza degli immigrati.
Di fronte alla concreta prospettiva che con le prossime elezioni europee si avvii un processo dissolutivo fondato sul principio del first (prima io, la mia famiglia, la mia regione, la mia nazione, la mia razza, la mia religione), occorre che i cristiani facciano sentire una voce contraria.
Noi cristiani dobbiamo capire l’urgenza di una testimonianza che ridia speranza all’Europa e al mondo e che ci allontani dal baratro, proponendo una politica fondata su principi universalistici e di solidarietà. Essere cristiani non può ridursi alla cura della propria anima e alla difesa di tradizioni e devozioni antiche. Ci sono momenti, come questo, in cui siamo chiamati con particolare urgenza a quell’uscita a cui ci sollecita Papa Francesco, un’uscita che deve riguardare anzitutto le parrocchie e le associazioni, perché facciano sentire la loro voce e soprattutto perché lavorino per la giustizia e per la pace.
Non possiamo dimenticare che gli spaventosi disastri del secolo scorso (per non parlare dei secoli precedenti) forse non sarebbero accaduti se i cristiani non fossero stati distratti e in molti casi acquiescenti e persino consenzienti, con pochissime e sia pure straordinarie eccezioni, quali ad esempio Bonhoeffer o i fratelli Scholl. L’opera e la testimonianza dei martiri non giustifica il nostro disimpegno, ma piuttosto condanna la nostra pigrizia.
L’uscire per annunciare il Vangelo, che Papa Francesco ci propone, richiede un atto di coraggio, perché significa riconoscere e denunciare quelle logiche del mondo a cui il Vangelo si oppone, collaborando con tutti gli uomini di buona volontà per la difesa dei poveri, degli immigrati, degli emarginati e degli scartati, per affermare il primato del bene comune, della giustizia e della pace.
Per uscire occorre organizzare presto, nei prossimi mesi, iniziative che coinvolgano parrocchie e associazioni e tutti i livelli del corpo ecclesiale, per conseguire quegli obiettivi e anzitutto per risvegliare le nostre coscienze addormentate di cristiani ancora troppo uniformati alla mentalità del mondo o ancora legati a un cristianesimo individualistico o devozionale, fedele alle consuetudini ma lontano dal Vangelo.
Questa riflessione ci spinge a rivolgerci alle parrocchie, alle associazioni e a tutti i cristiani, per promuovere e sostenere nella diocesi un processo di riflessione e di azione su questi temi.
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