Buona Santa Pasqua di Resurrezione

Preghiera per noi, per tutte e tutti: un cammino per tornare umani e restare umani. Buona Pasqua a tutte e a tutti!

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lampadadialadmicromicro13Il 6 aprile u.s. si è tenuta a Roma un’assemblea intitolata RIUNIRE I POPOLI FRANTUMATI. Questi in sintesi i contenuti: “Il grido dei popoli, il grido dei poveri, il grido della terra perchè la storia continui, nell’assemblea romana di Chiesa di tutti Chiesa dei poveri. Una lettura messianica della crisi. Le urgenze maggiori: l’unità umana, nessuno straniero; il denaro suddito, non sovrano; la Terra onorata come madre, custodita, mantenuta feconda; il ritorno del volto; disimparare l’arte della guerra”. All’inizio dei lavori è stata coralmente recitata una preghiera, coinvolgente e ricca di vitali significati. La riproponiamo fuori da quel contesto, per celebrare l’odierna domenica di Pasqua di Resurrezione.
logo-ok-chiesa-ranieroDio Vivente. Dio dai molti nomi.
Il tuo vero nome è superiore ad ogni conoscenza,
ma sei venuto a mostrarti a noi nell’uomo Gesù di Nazareth,
che è immagine visibile e trasparente dell’invisibile tuo volto.

Dio, nostro Padre e Madre,
che in molti modi, in molti tempi e luoghi,
hai parlato ai popoli tramite profeti,
manda il tuo Spirito in noi qui radunati.

Mandaci luce per vedere e intraprendere,
insieme ad ogni persona di buona volontà,
il cammino della grande necessaria impresa
che questo tempo richiede alle nostre coscienze,
con urgenza e insistenza:

un cammino per tornare umani e restare umani,
donne e uomini, vecchi e giovani, di ogni casa e paese,
e della casa comune, questo nostro pianeta;

un cammino per riunire i popoli frantumati all’interno
da un vivere feroce, come rivali e non come soci;
popoli divisi tra loro da visioni che immiseriscono
l’unica umanità, bella nella sua varietà,
immagine multipla dei tuoi molti nomi e luci;
– umanità offesa e deturpata
dal peccato di dominio, violenza e sfruttamento;
– umanità violata dalle guerre volute e progettate,
con armi studiate e vendute per erigere torri di denaro;
– umanità venduta, vittima per vittima,
sul mercato del dolore e della morte;
– umanità la cui casa comune, il pianeta,
è pericolante nel suolo e nell’aria;
– umanità divisa nella carne dell’uomo e della donna,
fatta merce e peccato, invece di onore, pace e gioia;
– umanità che nega ai giovani speranze e progetti
proponendo nichilismi e astuzie.

Oggi ti ringraziamo perché,
in questo nostro tempo profondamente turbato e pericoloso,
riconosciamo che non ci fai mancare luci sul cammino,
come è stato in modo speciale il Concilio di mezzo secolo fa,
e la sua ripresa oggi nella Chiesa
che vuole essere sinodale, fraterna,
ecumenica, operatrice di pace, assetata di giustizia e misericordia,
in cordiale solidarietà con tutta l’umanità.
in dialogo e collaborazione con tutte le religioni
e spiritualità umane.

Riconosciamo con gratitudine
che, tra le angosce e del momento presente,
Gesù Cristo ci ripete: “Ma viene un tempo ed è questo…”
in cui “adorarti in Spirito e verità” (Gv 4,23),
cioè intimamente, sinceramente e fattivamente.
Oggi ci siamo riuniti a lavorare sui
nostri compiti attuali,
aiutaci a vedere, volere e fare
ciò che è giusto e buono per amore del mondo.

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Assemblea Nazionale di “Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri” . Riunire i popoli frantumati. Disponibile il video-audio dei lavori.

Informazioni
mosaico-trinitariSul sito web di Radio Radicale è disponibile la registrazione video-audio dell’Assemblea Nazionale di “Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri” . Riunire i popoli frantumati.
ASSEMBLEA | – Roma sabato 6 aprile 2019 – 10:05 Durata: 5 ore 39 min.
A cura di Pantheon. Organizzatori: Chiesa di Tutti Chiesa dei Poveri. Ecco il link:
https://www.radioradicale.it/scheda/570281/assemblea-nazionale-di-chiesa-di-tutti-chiesa-dei-poveri-riunire-i-popoli-frantumati

I cattolici s’impegnino maggiormente in politica, ispirandosi al Vangelo e alla Dottrina sociale della Chiesa. Non c’è bisogno di un nuovo partito cattolico. Prosegue in Italia e in Sardegna un vasto e appassionato dibattito.

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di Franco Meloni

«La politica è una delle forme più alte della carità». Questa frase di Paolo VI è al momento la più gettonata nell’ambito del cattolicesimo italiano impegnato nel sociale. Le ragioni? Sicuramente perché in molte occasioni l’ha rilanciata Papa Francesco nelle sue esortazioni: “Un cattolico può e deve immischiarsi in politica. Dai il meglio, fai politica: ti farà soffrire, forse ti farà peccare, ma il Signore è con te”. Ma anche perché rappresenta la sintesi della motivazione profonda che deve animare ogni buon cattolico nella realtà in cui vive.

Su questa tematica si è sviluppato nel Paese un vasto e appassionato dibattito ospitato soprattutto sulla stampa cattolica. Il punto è questo: in quale modo il grande mondo dell’associazionismo cattolico può contare di più nella società? I cattolici si chiedono in sostanza come intervenire in quanto tali nella politica italiana.
Il dibattito odierno è stato favorito dall’anniversario del discorso di Don Sturzo «sui liberi e forti» che dette origine al Partito popolare agli inizi del ’900 e ancor di più è sollecitato dalla Conferenza dei Vescovi italiani (e, per quanto ci riguarda, dalla Conferenza dei Vescovi sardi), perché i cattolici si assumano maggiori responsabilità in politica.

Oggi tutto ciò è necessitato dal fatto che gran parte della politica che si svolge nei palazzi istituzionali e nei maggiori partiti stia andando in direzione opposta ai valori propri del cattolicesimo (ma potremo dire semplicemente umani). Basti pensare alla problematica su accoglienza e migrazioni, dove si assiste a uno scontro con le posizioni della Chiesa. Ma constatiamo, più globalmente, che il mondo è ormai egemonizzato da un’economia neoliberista che produce disuguaglianze e povertà sempre più marcate, o pensiamo alla progressiva distruzione del pianeta, così bene descritta e audacemente contrastata dalla Laudato si’ di Papa Francesco.

Prendiamo felicemente atto che in Italia permane una importante presenza cattolica, articolata e diffusa, la quale mostra insofferenza rispetto alla negazione dei valori cristiani nelle scelte politiche concrete, al di la delle enunciazioni formali. La politica da arte nobile diventa quindi imbroglio e sotterfugio, favorita in questa involuzione dalla comunicazione distorta e dal venir meno dell’etica collettiva.

Come contrastare questa deriva e, se possibile, come invertire la rotta? E perché non basta, anzi a volte è quasi irrilevante, l’attuale presenza di cattolici nelle formazioni politiche e nelle istituzioni?

E non basta l’associazionismo che pure sviluppa poderosi ed efficaci interventi sul sociale, dal volontariato alle iniziative parrocchiali, nella pratica dei principi di sussidiarietà, di cattolica impostazione, ora giustamente costituzionalizzati.

E non basta neppure il magistero di Papa Francesco, in perfetta armonia e a completamento della Dottrina sociale della Chiesa, con le esortazioni scolpite nei documenti papali e ripetute nei quotidiani pedagogici interventi. Purtroppo non si riesce a contrastare l’ondata di xenofobia, dell’odio per il diverso, del clima di paura… che ha preso la società italiana.

E allora: quale è la risposta dei cattolici, che si delinea nel dibattito in questione? Sul campo ci sono diverse proposte, tra le quali riportiamo quelle prevalenti

– Un partito dichiaratamente cattolico sulla traccia dell’esperienza del Partito popolare e della Democrazia cristiana, che rappresenti senza ambiguità i cattolici?
Certo non si può riprodurre il passato, che costituisce solo un riferimento alto e da cui trarre ispirazione e insegnamento. Parliamo della storia di quei partiti e con riferimento al dopoguerra pensiamo a persone di vaglia come De Gasperi, Dossetti, La Pira, Moro, Tina Anselmi, Zaccagnini e tanti altri, che seppero trovare i giusti raccordi con le forze democratiche di diversa ispirazione: comunisti, socialisti, azionisti, liberaldemocratici… per realizzare la grande intesa che portò alla Carta costituzionale della Repubblica Italiana.
Certo, sarebbe una scelta legittima, ma non pare percorribile anche tenendo conto che non gode del favore né della maggioranza dell’Episcopato italiano né del Papa – che peraltro non vuole immischiarsi nelle scelte politiche concrete degli italiani – e perché rischierebbe di essere minoritaria e poco influente una volta che detto partito si cimentasse nella contesa elettorale. Non dimentichiamo infatti che i cattolici italiani votano per una pluralità di partiti, tra questi (purtroppo) anche partiti programmaticamente contrastanti con i valori della Chiesa, non avvertendo contraddizioni tra la politica e la fede. E che pertanto non trasferirebbero facilmente il loro consenso sul nuovo partito.

– Apparirebbe più efficace e da preferire la scelta di stimolare le tante isole dell’impegno cattolico perchè si impegnino a raccordarsi fino a costituire un vasto arcipelago, reale e virtuale. Al riguardo qualcuno parla di «Stati generali» dei movimenti o, come il cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, di un «Forum civico permanente», aperto alla società, tra tanti impegnati nei territori. Le priorità incombono, come ad esempio «il lavoro precario e la disoccupazione e il fortissimo decremento delle nascite» e, potremo aggiungere: la tutela dell’ambiente, lo spopolamento dei paesi, le povertà, le periferie, la partecipazione…

Allo stato forse di più non si può fare, se non impegnarsi a moltiplicare le occasioni di incontro e a promuovere robuste e non episodiche attività formative che sappiano coinvolgere i giovani.
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Di queste questioni si sta parlando anche in Sardegna, nella stampa diocesana e non solo, e nei dibattiti come quello che si è tenuto il primo aprile a Cagliari sul tema “Cattolici e impegno in Politica”, su cui torneremmo nelle pagine del nostro periodico.
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Questo intervento è apparso sul periodico Nuovo Cammino della Diocesi di Ales-Terralba in distribuzione da domenica 7 aprile 2019.
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Cattolici e impegno in Politica 

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Le ragioni dell’incontro.
(a cura degli organizzatori)*
L’incontro ha la finalità di suscitare una riflessione a tutto tondo sull’impegno dei cattolici in Politica nel nostro tempo. Lo facciamo partecipando – anche con questa iniziativa – al grande dibattito che si sta sviluppando nel Paese, che non può essere ridotto alla proposta di riedizione di un “partito cattolico”, che peraltro non condividiamo (1). Ma qui non vogliamo parlare solo in termini generali, perché intendiamo misurarci con la nostra realtà di primo riferimento, cioè con l’impegno che caratterizza o dovrebbe caratterizzare i cattolici nella società sarda e nella città metropolitana di Cagliari. Non vogliamo soffermarci sulle diverse esperienze positive (che pur è importante tenere presenti, riconoscendone i meriti anche nell’intento di rafforzare collegamenti e sinergie), vogliamo invece riflettere sulle carenze dell’intervento dei cattolici nel tradurre i valori evangelici nell’impegno sociale, con particolare riguardo all’intervento politico, che ne è un aspetto fondamentale. In questo ambito ci chiediamo il perché le politiche sociali a tutti i livelli (ma qui prendiamo in esame quelli a noi più vicini) siano sempre meno efficaci nel perseguire i principi: eguaglianza, pace, solidarietà, partecipazione, diritto al lavoro, diritto alla salute, diritto a vivere in un ambiente salubre, diritto alla casa, diritto all’istruzione e alla formazione.

Questi principi non sono in tutta evidenza portato esclusivo dei cattolici, quanto invece di tutte le componenti che per brevità individuiamo in quelle che dettero vita alla Carta Costituzionale italiana, nella fondazione di uno Stato democratico che traeva ispirazione dalla Resistenza e dall’antifascismo. Parliamo dei cattolici, dei comunisti, dei socialisti, degli azionisti, dei liberaldemocratici… avvertendo che l’enumerazione non rende la complessità delle diverse componenti. Basti pensare che fin da allora i cattolici militavano in differenti schieramenti politici, anche se in prevalenza si collocavano nel Partito popolare prima e successivamente nella Democrazia Cristiana.

Sarebbe interessante ripercorrere le esperienze di quel passato. Parliamo invece dell’oggi: come questi principi possono essere declinati nelle scelte politiche? Ecco, qui sta il diritto dei cattolici di differenziare le proprie opzioni rispetto alle diverse formazioni politiche, quand’anche ne facciano parte. Ma fino a un certo punto, cioè fino a quando i programmi e le concrete attuazioni degli stessi non neghino tali principi.

Proviamo a svilupparne alcuni

Le disuguaglianze e i diritti
In tutto il mondo si accentuano le disuguaglianze sociali e aumentano le povertà, mentre assistiamo a una nuova corsa al riarmo e si moltiplicano i conflitti bellici, tale da configurarsi una “guerra mondiale a pezzi”, come l’ha definita papa Francesco. La sopravvivenza dell’intera Terra è minacciata dall’inquinamento e dall’uso sconsiderato delle risorse non rinnovabili, mentre in conseguenza delle guerre e dei cambiamenti climatici masse considerevoli di persone abbandonano i luoghi d’origine e si spostano verso le zone più ricche del pianeta, con costi umani terrificanti (vicino a noi tali tragedie si verificano soprattutto nel mar Mediterraneo) e con l’incapacità dei paesi di destinazione di gestire i flussi migratori.
Nella nostra casa – in Sardegna, nelle città e nei paesi – assistiamo a un progressivo depauperamento delle risorse materiali e, ancor peggio, alla perdita di quelle più preziose: le persone, con l’aumento della disoccupazione, specie giovanile, lo spopolamento delle zone interne e l’emigrazione dei giovani verso altri paesi europei ed extraeuropei.
Questi fenomeni interpellano le coscienze delle donne e degli uomini e necessitano di risposte adeguate e convincenti, individuali e collettive, quali finora non sono state, nell’impegno politico nell’associazionismo e nelle Istituzioni. I cattolici hanno tutti gli strumenti per intervenire in questa situazione per cercare di modificarla verso positivi concreti miglioramenti. A tal fine ispirandosi agli insegnamenti evangelici e alla consolidata e aggiornata dottrina sociale della Chiesa. La presenza dei cattolici, insieme con tutte le altre persone di “buona volontà” – perciò anche con quelle non credenti o di differenti convinzioni religiose, animate da comuni valori etici – si appalesa in modo peculiare nelle diverse forme dell’impegno politico, ricordando l’insegnamento di San Paolo VI, secondo cui il servizio nella polis costituisce la più alta forma di carità (1).

La partecipazione
Il prossimo 26 maggio torneremo a votare per le Elezioni europee. Lo stesso giorno (o in un giorno del mese successivo) si voterà in molti comuni italiani; in Sardegna in 29 comuni (su 377), di cui 24 con popolazione inferiore ai 15000 e 5 con popolazione superiore (Alghero, Cagliari, Monserrato, Sassari, Sinnai).
Teniamo conto di questa circostanza perché il dibattito, anche in questo nostro incontro, deve misurarsi sia su questioni di ampia portata (rifare un partito dei cattolici e altro) sia sulle scelte concrete dell’immediato: come si comporteranno i cattolici in queste scadenze? Poiché ci troviamo a Cagliari è interessante e opportuno calare i nostri ragionamenti anche sull’amministrazione della città. E’ una proposta che facciamo a questa assemblea, con l’unica finalità di organizzare riflessioni che potranno essere riprese e ulteriormente sviluppate in altre auspicabili iniziative.
Innanzitutto il dato della partecipazione elettorale, che nelle recenti scadenze si assesta tra il 50 e poco più del 60%. A Cagliari nelle elezioni del 5 giugno 2016 l’affluenza definitiva è stata del 60,14%, mentre nel 2011 al primo turno fu del 71,44 % (elezioni vinte entrambe da Massimo Zedda). Il dato di affluenza del recente voto regionale è stato dunque inferiore (58,97%) sebbene in incremento rispetto alle elezioni regionali precedenti (53,44%) e in calo rispetto alle politiche del 2018 (68,14%, dato Camera dei deputati). A scoraggiare la partecipazione dei cittadini contribuiscono le leggi elettorali, in particolare la pessima legge elettorale sarda, costruita in modo spudoratamente autoreferenziale dai due maggiori partiti dei raggruppamenti del centro destra e del centro sinistra al fine di spartirsi i seggi senza essere troppo disturbati.
E’ questo un punto importante che vogliamo trattare: gli appelli alla partecipazione dei cittadini alle elezioni non sono credibili in presenza di leggi elettorali che la scoraggiano.
Ecco, i cattolici al riguardo dovrebbero prendere posizione, battendosi per leggi elettorali democratiche, secondo lo spirito della Costituzione. In particolare è pertinente il richiamo all’art.3, comma 2, laddove afferma che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica del Paese.

Quanto ai contenuti della politica non sembra che le scelte politiche neo liberiste di un’economia che uccide siano propriamente in linea con gli insegnamenti evangelici, come ben evidenzia papa Francesco nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium e in tanti altri documenti e dichiarazioni.
Una buona politica non può non costruire percorsi alternativi, anche se difficili, per un’economia al servizio dell’uomo.

Politica dell’accoglienza.
Praticarla oggi è sempre più arduo, eppure è quella obbligata, perfino ragionando egoisticamente, ma per i cattolici dovrebbe essere ovvia, evidentemente nelle forme più adeguate perché possa essere accettata e abbia successo. E, invece, le Amministrazioni di tutti i colori tendono a evitare possibili contrasti con un’opinione pubblica egemonizzata da un risorgente razzismo. Anche l’Amministrazione di Cagliari non è estranea a questa impostazione, considerato la difficoltà di organizzare gli Spraar, non partecipando agli appositi bandi del Ministero degli Interni, ora ridimensionati dalla gestione Salvini.
Sono politiche che non fanno prendere voti, anzi ne fanno perdere. Ma i cattolici che posizioni prendono?

Le periferie.
La città per l’opera delle ultime amministrazioni è diventata più bella e più attrattiva anche per i flussi turistici, ma non sembra che ci sia stata un’adeguata politica per le periferie. Non disconoscendo gli interventi di riassetto urbanistico operati anche nelle periferie, tuttavia si lamenta la scarsa attenzione ai problemi della qualità dell’abitare, che nelle periferie non è affatto migliorata in questi ultimi decenni. Drammatico è il venir meno di relazioni di solidarietà tra le persone, con il contrarsi delle occasioni di socialità libere da finalità di lucro o diverse da appuntamenti nei quali le persone non “partecipano”, essendo presenti quasi esclusivamente come spettatori, fruitori passivi.

Non disconosciamo il valore dei progetti di grande portata e di consistenti dotazioni finanziarie dedicati alle periferie: per Sant’Elia o per il quartiere di Sant’Avendrace (fondi governativi), o per San Michele e Is Mirrionis (ITI, fondi europei), ma lamentiamo le lungaggini attuative e le gestioni verticistiche degli stessi, senza un vero coinvolgimento delle popolazioni.

Le politiche sociali. Si ha la sensazione che vengano in parte consistente delegate alla Caritas, che pur meritoria e allo stato indispensabile, non può e non deve coprire tutte le necessità dei ceti meno abbienti.

Una politica di ispirazione cattolica può adagiarsi a questo stato di cose? In questa sede abbiamo proposto sono solo alcuni esempi come terreno concreto di discussione che deve misurarsi con le impostazioni di fondo e di più ampia portata.

Ci interroghiamo anche sullo stato di consapevolezza dei cattolici italiani sulla disponibilità all’impegno in Politica.
Lo facciamo riportando le conclusioni di un interessante sondaggio realizzato dall’Istituto Demopolis su un campione di 1200 maggiorenni cattolici, pubblicato da Famiglia Cristiana del 24 ottobre 2013 , consultabile su web (2). “Al centro dell’inchiesta se e come, in quale misura, il cattolicesimo italiano sia disponibile ad accogliere l’appello di Papa Francesco perché una nuova generazione di cattolici si impegni in politica per il bene comune. Un appello che viene recepito in blocco dal 90% degli intervistati”. In estrema sintesi il cattolico disegnato da questa indagine “mette al centro delle proprie preoccupazioni i giovani, la costruzione della famiglia, l’idea di una comunità solidale con i più deboli, aperta ai nuovi italiani e ad una trasformazione dell’Italia in una società multietnica e multiculturale. Vuole meno tasse e sa che la corruzione e la clientela distruggono le possibilità di una crescita sana e sostenibile della società e del Paese. Tuttavia ha perso di vista alcuni capisaldi della dottrina cattolica sui temi cosiddetti ‘non negoziabili’, aprendo a sperimentazioni su embrioni e all’eutanasia”.

Qualità della classe politica e impegno nella formazione delle persone.
Dedichiamo infine un passaggio alla necessità che la società disponga di una classe di politici preparati. Al riguardo nel messaggio prima delle recenti elezioni i Vescovi sardi sono stati espliciti (3): siano i cattolici “disponibili a candidarsi a far parte della classe dirigente, con sapiente valutazione delle proprie capacità e delle possibilità oggettive di impegno”. Ma, si dirà: sono molti i cattolici già impegnati in politica, in quasi tutti gli schieramenti nella rilevante differenziazione che il venire meno del “collateralismo” ha facilitato. Ciò nonostante sembra proprio che i Vescovi ritengano insufficiente tale impegno, in quantità e qualità, tanto è che sostengono: “la classe politica ha sempre più bisogno, anche al di là delle candidature proposte dai partiti, di persone competenti e preparate, di provata esperienza amministrativa, di moralità indiscussa, di spirito di servizio e di distacco da interessi personali e di casta”. Se tanto affermano è perché probabilmente intendono “stanare” una quantità, allo stato imprecisata, ma sicuramente numerosa di persone con le qualità che hanno ben evidenziato. Detto con una definizione suggestiva ritengono esista in ambito cattolico (e non solo) una sorta di “esercito di riserva della democrazia” da mettere in gioco per il bene della Sardegna. Verosimilmente tra queste persone vi sono tra coloro che praticano (o perlomeno non si oppongono) a quel “persistente astensionismo” che preoccupa i Vescovi, mentre, al contrario, le stesse avrebbero il “dovere morale di partecipare con responsabilità e piena consapevolezza ai prossimi appuntamenti elettorali” e, in generale, alla vita politica. Non bisogna poi fermarsi allo stato delle “risorse disponibili”, occorre creane di nuove; infatti i presuli intendono impegnarsi maggiormente nella “formazione della coscienza politica del laicato”, lasciando intravedere al riguardo il rilancio di scuole di formazione e di altre pertinenti iniziative culturali aperte e in collegamento con tutte le organizzazioni laiche democratiche.

Conclusioni?
Speriamo emergano maggiore consapevolezza dei problemi della nostra società e rinnovati impegni dei cattolici e di tutte le persone di buona volontà anche stimolati da questo nostro incontro.

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(1) Lo stato del dibattito è ben sintetizzato da un articolo di Ritanna Armeni, sul quindicinale Rocca, della Pro Civitate Christiana (articolo ripubblicato da Aladinews: http://www.aladinpensiero.it/?p=93547). (2) Su Famiglia Cristiana del 24 ottobre 2013 (ripreso da Aleteia): https://it.aleteia.org/2013/10/24/i-cattolici-pronti-ad-impegnarsi-in-politica/ (3) MESSAGGIO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE SARDA ALLE CHIESE E ALLA SOCIETÀ DELLA SARDEGNA. «GIOVANI, LAVORO E SPERANZE PER IL FUTURO» del 29 ottobre 2018 (su Aladinews del 10 novembre 2019: http://www.aladinpensiero.it/?p=89392
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* Gli organizzatori
Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro;
Associazione Amici Sardi della Cittadella di Assisi;
Progetto Policoro.

LABLaudato si’ per una ecologia integrale

assisi laudato si' 5 -6 mag 19L’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, a circa quattro anni dalla sua pubblicazione, si sta rivelando per credenti e non credenti punto di riferimento nell’attuale dibattito ecologico integrale. Come afferma il Papa, difatti, “un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale” che deve “ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”. 

Il mondo scientifico-accademico in gran parte si è sentito rappresentato e riconosciuto dalle riflessioni del documento e per questo l’università ha fatto oggetto di ricerca particolare.
La Pro Civitate Christiana di Assisi (città del cantico Laudato si’), assieme ai Dipartimenti di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali e di Scienze Politiche dell’Università di Perugia e a Libera, propone una due-giorni sui temi dell’enciclica. L’iniziativa si terrà presso la Cittadella di Assisi e si articolerà in sessioni, divise per grandi aree tematiche.
Ad introdurre e concludere, rispettivamente domenica 5 maggio pomeriggio e martedì 6 maggio sera, saranno due sedute plenarie.
Tra gli altri hanno garantito la loro presenza anche:
Luigi Ciotti presidente di Libera e del gruppo Abele – Giancarlo Caselli ex magistrato direttore dell’Osservatorio Agromafie di Coldiretti – Giuseppe Buffon docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Antonianum – Lucio Cavazzoni fondazione Good Land – Fausto Cardella magistrato – Walter Ganapini direttore di Arpa Umbria – Valentino Mercati presidente e fondatore di Aboca – Francesco Pretetti biologo e ornitologo – Nives Tei presidente regionale FAI Umbria – Enrico Fontana responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente – Matteo Zuppi Arcivescovo di Bologna – Stefania Proietti, ingegnere ambientale e sindaco di Assisi – Vincenzo Corrado, direttore dell’agenzia stampa SIR – Marisa Ingrosso, reporter e saggista

Per info e iscrizioni: cell 3381061629 – email lablaudatosi@cittadella.org
Per prenotazioni alloggio e/o pasti: tel 075.813231 – http//www.cittadella.org/lablaudatosi2019

Verso l’incontro-dibattito su L’impegno dei cattolici in Politica . Documentazione di interesse.

LapiraArmando Mura ci invia una bellissima poesia di Mario Luzi, che evoca il grande Sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, uomo di Pace, politico di vaglia (deputato e costituente), che vogliamo ricordare anche come Padre costituente,

Mario Luzi 

(nel sogno di La Pira)

Ricordate? Levò alto i pensieri,

stellò forte la notte,

inastò le sue bandiere

di pace e d’amicizia

la città dagli ardenti desideri

che fu Firenze allora …

Essere stata

nel sogno di La Pira

“la città posta sul monte”

forse ancora

la illumina, l’accende

del fuoco dei suoi antichi santi

e l’affligge, la rode,

nella sua dura carità il presente

di infamia, di sangue, di indifferenza.

 

Non può essersi spento

o languire troppo a lungo

sotto le ceneri l’incendio.

Siamo qui per ravvivarne

col nostro alito le braci,

chè duri e si propaghi,

controfuoco alla vampa

devastatrice del mondo.

Siamo qui per questo.

Stringiamoci la mano,

sugli spalti di pace,

nel segno di San Miniato.

 

Cattolici e impegno in Politica. Documento di riferimento per il dibattito

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Le ragioni dell’incontro.

Abbiamo convocato questo incontro con la finalità di suscitare una riflessione a tutto tondo sull’impegno dei cattolici in Politica nel nostro tempo. Lo facciamo avendo ben presente il grande dibattito che si sta sviluppando nel Paese – nel quale noi partecipiamo anche con questa iniziativa – non riducibile alla proposta di riedizione di un “partito cattolico”, che comunque riteniamo non condivisibile (3). Ma qui non vogliamo parlare solo in termini generali, perché intendiamo misurarci con la nostra realtà di primo riferimento, cioè con l’impegno che caratterizza o dovrebbe caratterizzare i cattolici nella società sarda e nel contesto della città metropolitana di Cagliari. Non vogliamo tanto soffermarci sulle diverse esperienze positive, che pur è importante tenere presenti, riconoscendone i meriti anche nell’intento di rafforzare collegamenti e sinergie, quanto soprattutto vogliamo indagare sulle carenze dell’intervento dei cattolici in relazione alla difficoltà di tradurre i valori evangelici nell’impegno sociale, con particolare riguardo all’intervento politico, che certo non esaurisce la gamma dell’agire nel sociale, ma ne è un aspetto fondamentale. In questo contesto ci chiediamo il perché le politiche sociali a tutti i livelli, ma qui prendiamo in esame quelli a noi più vicini, siano sempre meno efficaci dal perseguire i principi
– dell’eguaglianza
– della Pace
– della solidarietà
– della partecipazione
– del diritto al lavoro
– del diritto alla salute
– del diritto a vivere in un ambiente salubre
– del diritto alla casa
– del diritto all’istruzione e alla formazione

Questi principi non sono in tutta evidenza portato esclusivo dei cattolici, quanto invece di tutte le componenti che per brevità e per tutta evidenza individuiamo in quelle che dettero forma e sostanza alla Carta Costituzionale italiana, nella fondazione di uno Stato democratico che traeva linfa e ispirazione dalla Resistenza e dall’antifascismo. Parliamo dei cattolici, dei comunisti, dei socialisti, degli azionisti, dei liberaldemocratici… avvertendo che l’enumerazione non rende la complessità delle diverse componenti. In sostanza fin da allora i cattolici militavano in differenti schieramenti politici, anche se in prevalenza si collocavano nel Partito popolare prima e successivamente nella Democrazia Cristiana.
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Come questi principi possano essere declinati nelle scelte politiche? Ecco, qui sta il diritto dei cattolici di differenziare lo proprie opzioni rispetto alle diverse formazioni politiche, quand’anche ne facciano parte. Ma fino a un certo punto, fino a quando i programmi e le concrete attuazioni non neghino tali principi, soprattutto nell’agire concreto.

Proviamo a svilupparne alcuni

Le disuguaglianze e i diritti
In tutto il mondo si accentuano le disuguaglianze sociali e aumentano le povertà, mentre assistiamo a una nuova corsa al riarmo e si moltiplicano i conflitti bellici, tale da configurarsi una “guerra mondiale a pezzi”, come l’ha definita papa Francesco. La sopravvivenza dell’intera Terra è minacciata dall’inquinamento e dall’uso sconsiderato delle risorse non rinnovabili, mentre in conseguenza delle guerre e dei cambiamenti climatici masse considerevoli di persone abbandonano i luoghi d’origine e si spostano verso le zone più ricche del pianeta, con costi umani terrificanti (vicino a noi tali tragedie si verificano soprattutto nel mar Mediterraneo) e con l’incapacità dei paesi di destinazione di gestire i flussi migratori.
Nella nostra casa – in Sardegna, nelle città e nei paesi – assistiamo a un progressivo depauperamento delle risorse materiali e, ancor peggio, alla perdita di quelle più preziose: le persone, con l’aumento della disoccupazione, specie giovanile, lo spopolamento delle zone interne e l’emigrazione dei giovani verso altri paesi europei ed extraeuropei.
Questi fenomeni interpellano le coscienze delle donne e degli uomini e necessitano di risposte adeguate e convincenti, quali finora non sono state, che devono essere sia individuali sia organizzate nell’associazionismo e nelle Istituzioni, attraverso l’impegno politico. I cattolici hanno tutti gli strumenti per intervenire in questa situazione per cercare di modificarla verso positivi concreti miglioramenti, A tal fine ispirandosi agli insegnamenti evangelici e alla consolidata e aggiornata dottrina sociale della Chiesa. Al riguardo l’impegno dei cattolici, insieme con tutte le altre persone di “buona volontà – perciò anche con quelle non credenti o di differenti convinzioni religiose, animate da comuni valori etici – si sostanzia in modo peculiare nelle diverse forme dell’impegno politico, ricordando l’insegnamento di San Paolo VI, secondo cui il servizio nella polis costituisce la più alta forma di carità (1).

La partecipazione
Il prossimo 26 maggio noi italiani torneremo a votare per le Elezioni europee. Lo stesso giorno per le Amministrative si voterà in molti comuni italiani; in Sardegna in 28 comuni (su 377), di cui 24 con popolazione inferiore ai 15000 e 4 con popolazione superiore (Alghero, Monserrato, Sassari, Sinnai). A questi ultimi si aggiungerà il Comune di Cagliari, non si sa ancora se nella stessa data o a giugno.
Teniamo conto di questa circostanza perché il dibattito, anche in questo nostro incontro, deve misurarsi non solo su questioni di ampia portata (rifare un partito dei cattolici e altro) ma anche sulle scelte concrete dell’immediato: come si comporteranno i cattolici in queste scadenze? Poiché ci troviamo a Cagliari è interessante e opportuno calare i nostri ragionamenti sull’amministrazione della città, anche per sviluppare considerazioni di carattere più generale. E’ una proposta che facciamo a questa assemblea, con l’unica finalità di organizzare riflessioni che potranno essere riprese e ulteriormente sviluppate in altre auspicabili iniziative.
Innanzitutto il dato della partecipazione elettorale, che nelle recenti scadenze si assesta tra il 50 e poco più del 60%. A Cagliari nelle elezioni del 5 giugno 2016 l’affluenza definitiva è stata del 60,14%, mentre nel 2011 al primo turno fu del 71,44 % (elezioni vinte entrambe da Massimo Zedda). Il dato di affluenza del recente voto regionale è stato dunque inferiore (58,97%) sebbene in incremento rispetto alle elezioni regionali precedenti (53,44%) e in calo rispetto alle politiche del 2018 (68,14%, dato Camera dei deputati). A scoraggiare la partecipazione dei cittadini contribuiscono le leggi elettorali, in particolare la pessima legge elettorale sarda, costruita in modo spudoratamente autoreferenziale dai due maggiori partiti dei raggruppamenti del centro destra e del centro sinistra al fine di spartirsi i seggi senza essere troppo disturbati.
E questo è il primo punto che vogliamo trattare: gli appelli alla partecipazione dei cittadini alle elezioni non sono credibili in presenza di leggi elettorali che la scoraggiano. Lo stesso ottimo documento dei Vescovi sardi (su cui ritorneremo) mentre esprime preoccupazioni “circa il persistere dell’astensionismo” e giustamente insiste sul “dovere morale di partecipare con responsabilità e piena consapevolezza” agli appuntamenti elettorali, sorvola su detta circostanza.
Ecco, i cattolici al riguardo dovrebbero prendere posizione, battendosi per leggi elettorali democratiche, secondo lo spirito della Costituzione. In particolare è pertinente il richiamo all’art.3, comma 2, laddove afferma che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica del Paese (§).

Quanto ai contenuti della politica non sembra che le scelte politiche neo liberiste di un’economia che uccide siano propriamente in linea con gli insegnamenti evangelici, come ha ben evidenziato papa Francesco nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium.
Una buona politica non può non costruire percorsi alternativi, anche se difficili, per un’economia al servizio dell’uomo.

Politica dell’accoglienza.
Praticarla oggi è sempre più arduo, eppure è quella obbligata, anche ragionando egoisticamente, ma per i cattolici dovrebbe essere ovvia, evidentemente nelle forme più adeguate perché possa essere accettata e abbia successo. E, invece le Amministrazioni di tutti i colori tendono a evitare possibili contrasti con un’opinione pubblica egemonizzata da un risorgente razzismo. Anche l’Amministrazione di Cagliari non è estranea a questa impostazione, considerato la difficoltà di organizzare gli Spraar, non partecipando agli appositi bandi del Ministero degli Interni, ora ridimensionati dalla gestione Salvini.
Sono politiche che non fanno prendere voti, anzi ne fanno perdere. Ma i cattolici che posizioni prendono?

Le periferie.
La città per l’opera delle ultime amministrazioni è diventata più bella e più attrattiva anche per i flussi turistici, ma non sembra che ci sia stata un’adeguata politica per le periferie. Non disconoscendo gli interventi di riassetto urbanistico operati anche nelle periferie, tuttavia si lamenta la scarsa attenzione ai problemi della qualità dell’abitare, che nelle periferie non è affatto migliorata in questi ultimi decenni. Drammatico è il venir meno di relazioni di solidarietà tra le persone, con il contrarsi delle occasioni di socialità libere da finalità di lucro o diverse da appuntamenti nei quali le persone sono presenti (non “partecipano”) quasi esclusivamente come spettatori, fruitori passivi. Alcuni provvedimenti di grande portata e di consistenti dotazioni finanziarie dedicati ai quartieri di Sant’Avendrace (progetto periferie con fondi governativi), di San Michele e Is Mirrionis (ITI, fondi europei) sono soggetti a notevoli ritardi e comunque hanno una gestione verticistica, senza alcun coinvolgimento delle popolazioni.
Le politiche sociali. Si ha la sensazione che vengano in parte consistente delegate alla Caritas, che pur meritoria e allo stato indispensabile, non può e non deve coprire tutte le necessità dei ceti meno abbienti.

Una politica di ispirazione cattolica può adagiarsi a questo stato di cose?

Sono solo alcuni esempi che proponiamo come terreno concreto di discussione che deve intrecciarsi con le impostazioni di fondo, che più avanti riprendiamo.

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Ci interroghiamo anche sullo stato di consapevolezza dei cattolici italiani sulla disponibilità all’impegno in Politica.
Lo facciamo riportando le conclusioni di un interessante sondaggio realizzato dall’Istituto Demopolis su un campione di 1200 maggiorenni cattolici, pubblicato da Famiglia Cristiana del 24 ottobre 2013, che può essere consultato sul web (2). “Al centro dell’inchiesta se e come, in quale misura, il cattolicesimo italiano sia disponibile ad accogliere l’appello di Papa Francesco perché una nuova generazione di cattolici si impegni in politica per il bene comune. Un appello che viene recepito in blocco dal 90% degli intervistati”. In estrema sintesi il cattolico disegnato da questa indagine mette al centro delle proprie preoccupazioni i giovani, la costruzione della famiglia, l’idea di una comunità solidale con i più deboli, è aperta ai nuovi italiani e ad una trasformazione dell’Italia in una società multietnica e multiculturale. Vuole meno tasse e sa che la corruzione e la clientela distruggono le possibilità di una crescita sana e sostenibile della società e del Paese. Tuttavia ha perso di vista alcuni capisaldi della dottrina cattolica sui temi cosiddetti “non negoziabili”, aprendo a sperimentazioni su embrioni e all’eutanasia”.

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Qualità della classe politica e impegno nella formazione delle persone.

Un passaggio dedichiamo infine alla necessità che la società disponga di una classe di politici preparati. Al riguardo nel citato messaggi i Vescovi sardi sono stati espliciti: siano i cattolici “disponibili a candidarsi a far parte della classe dirigente, con sapiente valutazione delle proprie capacità e delle possibilità oggettive di impegno”. Ma, si dirà: sono molti i cattolici già impegnati in politica, in quasi tutti gli schieramenti nella rilevante differenziazione che il venire meno del “collateralismo” ha facilitato. Ciò nonostante sembra proprio che i Vescovi ritengano insufficiente tale impegno, in quantità e qualità, tanto è che sostengono: “la classe politica ha sempre più bisogno, anche al di là delle candidature proposte dai partiti, di persone competenti e preparate, di provata esperienza amministrativa, di moralità indiscussa, di spirito di servizio e di distacco da interessi personali e di casta”. Se tanto affermano è perché probabilmente intendono “stanare” una quantità, allo stato imprecisata, ma sicuramente numerosa di persone con le qualità che hanno ben evidenziato. Detto con una definizione suggestiva ritengono esista in ambito cattolico (e non solo) una sorta di “esercito di riserva della democrazia” da mettere in gioco per il bene della Sardegna. Verosimilmente queste persone – in certa parte conosciute e in altra parte da rintracciare – sono tra coloro che praticano quel “persistente astensionismo” che preoccupa i Vescovi, mentre, al contrario, le stesse avrebbero il “dovere morale di partecipare con responsabilità e piena consapevolezza ai prossimi appuntamenti elettorali” e, in generale, alla vita politica. E non bisogna fermarsi allo stato delle “risorse disponibili”; infatti i presuli intendono impegnarsi maggiormente nella “formazione della coscienza politica del laicato”, lasciando intravedere al riguardo il rilancio di scuole di formazione e di altre pertinenti iniziative culturali aperte e in collegamento con tutte le organizzazioni democratiche.

Conclusioni?
Speriamo emergano maggiore consapevolezza dei problemi della nostra società e rinnovati impegni dei cattolici e di tutte le persone di buona volontà anche stimolati da questo nostro incontro.

—————————Note————————
(§) Art. 3 della Costituzione italiana.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese
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(1) Vedasi la citazione anche nel MESSAGGIO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE SARDA ALLE CHIESE E ALLA SOCIETÀ DELLA SARDEGNA. «GIOVANI, LAVORO E SPERANZE PER IL FUTURO» del 29 ottobre 2018 (su Aladinews del 10 novembre 2019: http://www.aladinpensiero.it/?p=89392 )
(2) Su Famiglia Cristiana del 24 ottobre 2013 (ripreso da Aleteia): https://it.aleteia.org/2013/10/24/i-cattolici-pronti-ad-impegnarsi-in-politica/
(3) Lo stato del dibattito è ben sintetizzato da un articolo di Ritanna Armeni, sul quindicinale Rocca, della Pro Civitate Christiana (articolo ripubblicato da Aladinews: http://www.aladinpensiero.it/?p=93547). Di seguito ne riportiamo alcuni passaggi.
“Se oggi si parla di nuovo di partito o meglio della necessità di un intervento organizzato dei cattolici e dei loro valori nella società è perché appare evidente che la politica – gran parte della politica che si svolge nei palazzi del governo e dei maggiori partiti – sta andando in direzione opposta, che temi e valori proposti e diffusi su accoglienza e migrazioni, non solo non sono coincidenti con quelli della Chiesa, ma ne appaiono lontani e in contrasto. Il dibattito è particolarmente vivo e interessante perché, malgrado le spinte antisolidaristiche della politica, in Italia permane una presenza cattolica diffusa e ancora oggi importante. Non è un caso che i promotori del dibattito siano quei giornali, Avvenire e Famiglia Cristiana, che in questi ultimi mesi si sono battuti con più convinzione e fermezza, non temendo di fare scandalo contro la deriva portata avanti dai partiti di governo, in primis la Lega di Matteo Salvini. L’esigenza di una nuova organizzazione che raccolga, rafforzi, metta dei paletti, distingua, faccia battaglia, nasce in genere quando i valori della società in cui si vive appaiono incompatibili con quelli che si sostengono, anzi questi ultimi sono in pericolo e rischiano di essere travolti. E per ripararsi dalla tempesta delle nuove e nocive tendenze politiche e culturali non basta evidentemente la presenza di cattolici nelle alte cariche della politica – in Italia ce ne sono molti dal presidente della Repubblica in giù – e neppure l’associazionismo che continua a essere forte, variegato, propulsivo ed efficace. Non bastano neppure i gesti esemplari, gli interventi controcorrente, le testimonianze quotidiane, le iniziative parrocchiali, gli interventi autorevoli di uomini della Chiesa. Persino le parole di Francesco sempre chiare, nette, inequivocabili riescono a scalfire il muro della diffidenza, dell’odio per il diverso, per l’altro, della paura che pare oggi dominare la società italiana.
Allora – e in questo caso si può citare il vecchio Lenin – «Che fare?». Un partito omogeneo, dichiaratamente cattolico come fu agli inizi del secolo il Partito popolare di Don Sturzo e poi la Democrazia cristiana di Alcide De Gasperi che raccolga e dia forza a chi l’ha evidentemente perduta e riconduca a sé quei cattolici che per paura o incertezza o confusione hanno scelto partiti che non li rappresentano?
Non è una via senza dubbi. Oggi, in partiti che non si ritengono rappresentativi dei valori della Chiesa, di cattolici ce ne sono molti e pensano di essere nel giusto. Il cattolico che vota Lega non pensa di essere incoerente con i valori della Chiesa, pensa di essere realista o ritiene di essere debole e di doversi difendere. Oppure ritiene che il suo voto non sia in contrasto con i suoi valori: una cosa è la politica un’altra è la morale o la fede.
Non appare ormai efficace neppure quella «movimentista», dei cento fiori fioriscano (e qui la citazione è di Mao Tze Tung) perché di fiori ce ne sono già tanti. L’associazionismo cattolico è fiorente, sono centinaia le organizzazioni, i gruppi che ogni giorno praticano la solidarietà, portano avanti progetti di fratellanza, proclamano la necessità di un’alternativa alla società consumista e feroce nella quale ci troviamo a vivere. I movimenti possono fermarsi – e lo stanno sperimentando – di fronte ad una soglia o meglio a un vento contrario che, non basta ad annientarli, ma è sufficiente perché non vadano avanti, perché, in poche parole, l’iniziativa sociale non diventi politica, non incida nelle scelte di fondo.
Nascono allora le «terze vie»: costruire gli «Stati generali» dei movimenti, oppure dar vita a un Movimento politico che non sia un partito ma che gli assomigli. E così via. È difficile scendere nel merito delle singole proposte (…)”
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