EUROPA SENZA EUROPEI

 

Europa senza europei – di Alessandro Diotallevi

Prima di tutto, se vogliamo che il comandamento dell’amore reciproco illumini la vita di un cristiano “per purificare ed elevare tutti i rapporti umani nella vita sociale e politica”  dobbiamo batterci risolutamente per il ristabilimento di un modello  di unità civile che abbia alla base la lealtà.

La società politica ed i suoi principali interpreti, partiti, movimenti, ras nazionali, regionali, locali, di territorio e di social media (allo stesso modo) accettano, perché così va il mondo, da tempo immemorabile, che la politica sia fitta di impostori, bugiardi, profittatori e via imbrogliando popoli, uomini e donne, indifesi e disarmati.

E’ un fatto che tutto ciò sia drammaticamente vero, che abbia l’apparenza dell’invincibilità, che sia accettato, per l’appunto, come un tratto caratteristico della politica. I cristiani, però, non possono rassegnarsi, non debbono, se vogliono essere testimoni della comunione e della solidarietà.

Si tratta di essere degli eroi? Nient’affatto, si tratta di considerare non negoziabile l’onestà personale, la fede.

La via, talvolta, è irta di difficoltà ma è segnata, abbiamo la fortuna di credere che è segnata dalla Parola.

Talvolta, la seguiamo e gli altri neppure se ne accorgono, oppure hanno interesse a non accorgersene.

Alle elezioni europee, per esempio, quasi cinquanta persone su cento non hanno votato.

Libero ognuno di interpretare il fatto, taluno per far credere che gli astenuti fossero tutti dalla sua parte, talaltro, noi per esempio, per approfondirne il significato e coltivare il progetto di rimettere in campo programmi politici ispirati dalla Costituzione, nei suoi valori generativi di unicità ed unione della famiglia umana.

Per stare ai numeri elettorali, il quadro effettivo è il seguente.  Prendiamo una sala con cento posti a sedere;  una cinquantina di posti sono occupati dagli astensionisti; diciassette dai leghisti (è il numero effettivo di voti ottenuti sull’intero corpo elettorale, cioè il 50% del 34%); undici dai democratici (il 50% del 22%); otto-nove dai grillini (il 50% del 17-18%); 3 dai meloniani (il 50% del 6%); tutti gli altri, sotto il 4%, non hanno conquistato seggi.

I Diamanti e gli altri analisti dei comportamenti elettorali, tutti abili manovratori dei dati statistici, hanno commentato il voto sotto il loro punto di vista, quello della sconfitta dei sovranisti, quello dei nuovi equilibri nella distribuzione degli incarichi istituzionali e via spartendo.

Fuori dalla cerchia dei soliti professionisti della comunicazione politica, o dei professionisti della presa in giro della politica, però, si staglia, ma non gli si da voce, la figura di chi si è astenuto. E lo ha fatto  per scelta consapevole. Per alcuni dei seguenti motivi: gli eletti in Europa della trascorsa legislatura sono rimasti invisibili; un bilancio di ciò che ciascun eletto e ciascuna forza politica hanno fatto non si trova; le colpe ed i meriti delle politiche europee sono utilizzati solo per strumentalizzarli politicamente; l’Europa non raggiunge gli europei, nascosta dai singoli Stati, tutti più o meno sovranisti; di solidarietà europea, verso chi soffre, non c’è traccia, mentre è evidente la tenuta economico-finanziaria dei rapporti tra gli Stati. Questo per il passato. Per il presente immediatamente precedente le elezioni: candidati privi di ogni competenza europea, salve rarissime eccezioni ; programmi imperscrutabili; piegatura nazionalista della rappresentanza in Europa.

Neanche una proposta politica, neanche una ricaduta culturale, neanche una bandiera di segnalazione dell’europeismo di ispirazione cristiana!

Nessuno può intestarsi il voto cattolico (e ridicole sono le appropriazioni statistiche dell’ultim’ora, quanto meno perché riguardano quattro elettori su cento) se non dichiara di perseguire l’obiettivo politico di chi è saldo nella fiducia che “la sovranità nazionale non è un assoluto. Le Nazioni possono rinunciare liberamente all’esercizio di alcuni loro diritti in vista di un obiettivo comune, nella consapevolezza di formare una FAMIGLIA, dove devono regnare reciproca fiducia, sostegno vicendevole e mutuo rispetto”.

L’Europa, l’Unione Europea, ci hanno garantito la pace; pur in mezzo a contraddizioni ed ingiustizie e a favoritismi, ci hanno evitato l’orrore della guerra.

Il punto è che dobbiamo toglier via ciò che non va e valorizzare ciò che al contrario ci rende meno egoisti, ci rende famiglia.

Non che non ci siano nubi nerissime che superano per portata il sovranismo egoistico e le ingiustizie economico-sociali: penso ai diritti, alla vita, alla morte, alla persona, alla giustizia, alla libertà. Temi che da soli debbono scuoterci da un torpore colpevole ed in questo sforzo dobbiamo essere aiutati dai Vescovi e dai Sacerdoti.

Anche su questo punto, alla fine, bisogna esser chiari. Vescovi e Sacerdoti non debbono dare indicazioni di voto ma debbono aiutarci a capire cosa significhi esser cristiani. Abbiamo tutti bisogno di un assistentato spirituale permanente, nei luoghi in cui proviamo ad esprimerci con una proposta politica. Per restare al tema, anche se mille scuole di ispirazione cattolica si fossero mobilitate per un corso preelettorale sull’Unione europea, i risultati sarebbero stati modesti.  Immaginate i giovani e più ancora gli anziani alle prese con sessioni, dossier, plenarie, emendamenti. La formazione deve riguardare le coscienze.

Se Vescovi e Sacerdoti lanciano un unico programma formativo che sviluppi un solo tema (il diritto si pone come strumento di garanzia dell’ordine internazionale, ovvero della convivenza tra comunità politiche che singolarmente perseguono il bene comune dei propri cittadini e che collettivamente devono tendere a quello di tutti i popoli, nella convinzione che il bene comune di una Nazione è inseparabile dal bene dell’intera famiglia umana – 434 DSC) allora, alle prossime elezioni europee si parteciperà massicciamente. Per completezza, il tema proposto è uguale in tutta Europa ed in tutto il resto del mondo.

So che in molti non si danno pace, ma l’universalismo del messaggio cristiano non è appropriabile!

Alessandro Diotallevi

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OLTRE IL LEADERISMO, PIU’ PARTECIPAZIONE E PIU’ DEMOCRAZIA- DI ORESTE DE PIETRO

Jul 11, 2019

L’incontro pubblico di Politica Insieme del 3 luglio a Roma è stato molto importante sotto vari profili, come tanti hanno evidenziato e apprezzato.

L’aspetto che a mio avviso rappresenta un primo elemento di discontinuità rispetto alle iniziative del passato è l’assenza di leader politici che generalmente in contesti analoghi hanno dominato (e continuano a dominare), catalizzando tutta l’attenzione per rafforzare la loro visibilità.

Si è trattato di un momento di condivisione e di confronto libero e partecipato, animato da tante persone che con la loro presenza ed i loro interventi hanno dimostrato che è ancora possibile impegnarsi in politica dal basso, con motivazione e passione, senza aspettare che qualcuno convochi dall’alto, seguendo le istruzioni prestabilite e le indicazioni preordinate.

Nel quadro politico attuale, caratterizzato dal leaderismo di cui sono ormai impregnati tutti i partiti e tutti gli schieramenti e che da oltre vent’anni condiziona pesantemente in modo negativo la nostra democrazia, l’assenza del capopopolo di turno che attrae con modalità comunicative speciali, promette cambiamenti straordinari e si presenta come colui che può salvare l’Italia garantendo felicità e benessere per tutti… è un segnale di cambiamento interessante e da valorizzare nella definizione di un nuovo stile di leadership che Politica Insieme potrà adottare e promuovere.

Una leadership condivisa, diffusa e collegiale può favorire la buona riuscita del percorso, introducendo finalmente nel nostro sistema politico e sociale meccanismi di partecipazione fortemente radicati su idee e programmi che si riconducono ad una visione generale, a principi e valori universali, che prescindono dalle intenzioni più o meno chiare, dalle volontà e dalle strategie dei singoli, spesso influenzate da particolarismi e da interessi personali.

E’ uno stile che presuppone un’azione capillare e diffusa a livello territoriale che sappia valorizzare le risorse, le competenze e le specificità di ciascuno e che renda collegiali e trasparenti i processi decisionali, a partire da una stesura collettiva e collaborativa del Manifesto che diventerà la piattaforma contenutistica e programmatica della nuova forza politica.

La disaffezione nei confronti della politica è spesso provocata dal senso di inutilità e di impotenza derivante dalla percezione di non essere in grado di poter incidere sugli orientamenti e sulle scelte politiche e le reazioni diventano una miscela esplosiva di rabbia e protesta generalizzata, disinteresse e indifferenza, voglia di rottamazione e nuovismo. In questa situazione lo scollamento tra cittadini e Istituzioni è sempre più evidente e si manifesta con l’astensione (ormai oltre il 40%) che alimenta in vari modi il cosiddetto Partito del non-voto.

Tutto ciò genera l’humus adatto perché il leader possa emergere, proporsi con un approccio messianico e a lungo andare imporsi come l’unico capace di migliorare le sorti del Paese!

Contrastare il leaderismo è quindi il primo passo per restituire piena dignità alle opinioni ed alle decisioni di ogni cittadino, ma comporta anche una scelta chiara di autonomia e una presa di distanza dai tatticismi e dalle convenienze puramente elettorali.

Il segnale di cambiamento c’è stato, lavoriamo affinché Politica Insieme possa costituire una proposta alternativa e autenticamente innovativa per riportare all’interno dell’esperienza politica più partecipazione e più democrazia.

Oreste De Pietro

Cattolici e impegno in Politica

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cattolici-e-impegno7lampadadialadmicromicroPubblichiamo – riprendendola dal sito degli organizzatori di Politicainsieme– una sintesi che da conto del significato e del valore dell’incontro promosso ieri 3 luglio a Roma, scritta da Domenico Galbiati. Torneremo quanto prima su detto Convegno, per dare spazio ai diversi interventi, a partire da quello del relatore Stefano Zamagni per finire con quello di chiusura di Leonardo Becchetti. Cercheremo di dare un giudizio complessivo dell’iniziativa e del movimento che l’ha espressa. Fin d’ora anticipiamo una valutazione decisamente positiva, per un percorso che si preannuncia di grande valore e utilità per le sorti del nostro Paese e oltre. Positivo anche il giudizio sugli strumenti organizzativi che si vogliono mettere in campo, che non vedono come possibile una qualsivoglia proposta di “partito cattolico”. Almeno così ci è sembrato. Bello, costruttivo e condivisibile il clima di speranza e di impegno che si respira e che crediamo possa coinvolgere molti e anche noi per un lavoro comune “non solo rivolto ai credenti, ma a tutti gli uomini di buona volontà che nei valori del cristianesimo ravvisano le ragioni di un arricchimento straordinario di tutto ciò che è più autenticamente umano”.
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CONVERGERE INSIEME PER UN PERCORSO NUOVO, OLTRE LA DIASPORA E L’IRRILEVANZA
di DOMENICO GALBIATI
Jul 4, 2019
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Un effettivo passo avanti e l’avvio finalmente di un percorso di superamento della “diaspora” che, senza annullare la specificità di ognuno, la valorizzi nella collegialità di un impegno comune.
Un impegno diretto a superare l’irrilevanza della presenza dei cattolici nella vita politica e civile.
Una condizione che persiste almeno da un quarto di secolo e non ha fatto bene ad un Paese che si ritrova incattivito, rancoroso, impaurito.
Questo, in estrema sintesi, il significato ed il valore dell’incontro promosso, ieri l’altro, da “Politica Insieme”, all’Istituto Sturzo.
Un appuntamento finalizzato non all’ennesima diagnosi socio-economica, bensì ad entrare direttamente nel merito di questioni controverse e rilevanti nella prospettiva del nuovo paradigma di sviluppo del nostro Paese, per indicare, con proposte concrete, una direzione di marcia, in una fase storica cruciale, non a caso chiamata a comprendere la portata profonda del fenomeno migratorio ed a guidarne, se ne saremo capaci, l’evoluzione.
Da una nuova stagione di diritti sociali che coincidono, del resto, con la stessa questione democratica che richiama le questione delle istituzioni, delle autonomie locali e della Giustizia ; ai temi del “terzo settore” e dell’economia civile; dalle politiche del lavoro esposto alle mutazioni attese dal fronte delle nuove tecnologie; da una revisione profonda del sistema scolastico-formativo da orientare, anzitutto, verso il primato in sé della funzione educativa; dalla crescita esponenziale delle sfide aperte nel campo della comunicazione; dalle provocazioni etiche della ricerca bio-medica e delle pervasive biotecnologie che ne derivano fino alla necessità di conoscere a fondo e padroneggiare la struttura del bilancio dello Stato per una adeguata gestione delle risorse in funzioni di indirizzi di sviluppo assunti consapevolmente, piuttosto che imposti dalle tensione del momento.

Senza dimenticare una indicazione precisa per un sistema elettorale a forte impronta proporzionale che consenta effettivamente alla pluralità di presenze sociali di indirizzi culturali attivi nel Paese di sentirsi inclusi, attraverso una trasparente rappresentanza parlamentare, nelle dinamiche della nostra convivenza civile e democratica.

E’ stato detto come ci troviamo a fronte di un necessario ripensamento profondo, decisamente di carattere “antropologico” dei presupposti e delle categorie interpretative della nuova politica che dobbiamo costruire.

Non basta più, infatti, una prospettiva classicamente “riformista”, bensì occorre un impegno di vasta “trasformazione” degli assetti strutturali di società che, come la nostra, vanno, tra l’altro, verso fisionomie che si riveleranno sempre più multietniche, multiculturali, multireligiose.

Ieri abbiamo avuto una partecipazione molto nutrita, attenta.
Si avvertivano il sentimento di attesa; la consapevolezza comune che si trattasse di un momento importante di raccordo tra le tante forme in cui si esprime oggi la ricerca e la ripresa di una presenza strutturata di limpida ispirazione cristiana; la coscienza di una nuova responsabilità e di un dovere che compete al mondo cattolico, nella misura in cui è percepito dall’esterno come una riserva di valori e di senso di cui difficilmente si può fare a meno ed, infine, la fiducia, la speranza che a questa domanda si sappia corrispondere.
Dalla relazione introduttiva di Stefano Zamagni, ai numerosi interventi – che fossero contributi personali oppure in rappresentanza di associazioni o gruppi già organizzati ed attivi – fino alla sintesi conclusiva di Leonardo Becchetti, si sono via via accumulati spunti, provocazioni, indicazioni anche di carattere operativo che meritano senz’altro, ciascuna per conto suo, di essere dipanate, svolte ed approfondite, ma quel che più conta è stata la constatazione che una tale ricchezza di contributi è, fin d’ora, riconducibile ad una cornice che li sa ricomprendere nel loro insieme ed armonizzare.
Nella dispersione degli ultimi decenni, nel clima della secolarizzazione compiuta dell’età globale, si discuteva perfino se un “mondo cattolico” – al di là della articolata interpretazione del termine – ancora esistesse o meno.
Senza esagerare il rilievo dell’incontro di ieri – peraltro circoscritto e limitato alle tematiche di ordine sociale e politico che la fede intercetta – si deve pur dire che, sia pure arrivando da frontiere di diverso impegno e da prolungati reciproci silenzi, non appena ci si parla, si scopre – ed è, ad un tempo, ovvio e pur sorprendente che sia così – che davvero si parla ancora la stessa lingua.
Anzi, per quanto le esperienze articolate di questi anni, esplorando campi nuovi, abbiano, se possibile, addirittura accresciuto la ricchezza espressiva l’idioma, nessuno ne ha smarrito la radice comune, per cui ci si ritrova a dialogare con appropriatezza dei termini e con efficacia dialettica.
A questo punto, possiamo effettivamente camminare su un sentiero condiviso, allargando via via la prospettiva, anzitutto verso la definizione di un “manifesto” o di un “appello” che – è stato detto autorevolmente, anche ieri – come fu per Sturzo, un secolo fa, non sia rivolto solo ai credenti, ma a tutti gli uomini di buona volontà che nei valori del cristianesimo ravvisano le ragioni di un arricchimento straordinario di tutto ciò che è più autenticamente umano.
Spetta, dunque, a tutti noi, saper stare e lavorare davvero “Insieme”; davvero in atteggiamento “sinodale”, senza inutili protagonismi, senza gelosie di ruolo, senza veti o sospetti incrociati, senza primati o supposte paternità cui altri debbano rendere un qualche omaggio.
Alla pari. Ma autonomi, con un impegno serio, meticoloso, puntuale, competente, capace di attrarre ed includere la grande, indispensabile risorsa delle nuove generazioni e del loro connaturato entusiasmo.
Domenico Galbiati
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– L’immagine in alto a sinistra e l’articolo sono tratti dal sito dell’associazione Politicainsieme.

Convegno di lunedì 16 settembre 2019

Il Convegno su “Salviamo la Terra e chi la abita. Laudato si’ e Agenda Onu 2030” 

Amici sardi della cittadella di Assisilogo ufficio pastorale lavoro cagliari

Punta de billete, prendete nota, save the date,  arregordarì. Il Convegno si terrà lunedì 16 settembre, con inizio alle ore 18, presso la sede della Fondazione di Sardegna, in via San Salvatore da Horta. Relatori mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Cagliari, e il prof. Gianni Loy dell’Università di Cagliari. Sono previsti altri relatori e interventi programmati (i giovani di Fridays for Future). Coordinamento di Mario Girau Ignazio Boi e Franco Meloni.

CONCORSO LETTERARIO Beata Suor Giuseppina Nicoli

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picc-crobi1-451x325Concorso Premio di poesia e prosa Beata Suor Giuseppina Nicoli, in lingua sarda e in italiano, indetto dall’omonima associazione per ricordare l’undicesimo anniversario della beatificazione della suora dei “piccioccus de crobi”.
Il concorso si articola in tre sezioni.
Poesia in lingua sarda e varianti sul tema “Su Santu de Bidda mia”. Oppure “Sa vera Caridari cristiana”. Poesia in Lingua italiana a scelta su uno dei seguenti argomenti: Il Santo del mio Paese oppure Il mio prossimo è mio fratello, oppure Le preghiere.
La terza sezione è riservata a uno scritto-saggio in prosa lingua italiana dal titolo: Forme e aspetti delle tradizioni popolari religiose sarde (di un paese, di una città della Sardegna).
Ogni sezione prevedi tre premi: 300 euro al 1° classificato; 200 euro al secondo; 100 euro al terzo classificato.
La partecipazione è prevista esclusivamente con opere individuali. Ogni autore potrà concorrere con un unico elaborato per sezione.
Modalità di presentazione dei lavori
I componimenti, con l’indicazione della sezione alla quale si partecipa, devono essere inviati per posta prioritaria entro il 30 settembre 2019 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo:
Concorso Premio di Poesia Suor Giuseppina Nicoli
Padre Franco
Collegio della Missione
Piazza S. Domenico, 3 – 09127 CAGLIARI

La premiazione è prevista il 19 ottobre 2019. Il luogo, l’ora e l’elenco dei premiati verranno comunicati tramite i media locali e nel sito https://www.fdcsardegna.it/beata-giuseppina-nicoli-concorso/ dove si possono trovare il regolamento sul bando.
Per informazioni e/o delucidazioni contattare la segreteria del concorso: amicib.nicoli@gmail.com; cell.: 327 977 6920.

Mercoledì 3 luglio 2019 nasce un nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana. Un nuovo partito? O forse qualcosa di diverso

convergenza-1-440x264I cattolici in politica? Insieme. Ecco come
Riccardo Cristiano, 29/06/2019 su formiche.net
Si sono create le condizioni per far emergere una proposta politica di ispirazione cristiana, recuperando la migliore tradizione dei popolari e dei cristiani democratici, con la costruzione di un “manifesto” che sintetizzi l’umanesimo “plenario” di cui parlava San Paolo VI. Appuntamento il 3 luglio all’Istituto Sturzo.
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cattolici-e-politicalampadadialadmicromicroUn nostro commento
Nell’incontro di Cagliari del primo aprile u.s. sul tema “Cattolici e Impegno in Politica”, tenutosi presso lo Studium Franciscanum di via Principe Amedeo, la proposta di un nuovo partito cattolico non era stata considerata praticabile. Ora sembra che la proposta di “Politica insieme” vada pericolosamente, o forse no, in quella direzione. I contenuti sono decisamente interessanti, non altrettanto la proposta organizzativa. Almeno per quanto la descrive l’articolo di Riccardo Cristiano, che pubblichiamo integralmente. A dire il vero la nota che appare oggi (2 luglio 2019) sul sito dell’associazione Politicainsieme, promotrice della manifestazione di domani, presenta posizioni più aperte. Ecco uno stralcio della nota che comunque pubblichiamo anch’essa in versione integrale: “Salvo alcune posizioni assolutamente minoritarie, nessuno in Italia concepisce l’idea di dare vita ad una forza integralista e clericale. E’ inevitabile e giusto che i cattolici scelgano tra più opzioni. Tra queste, però, può pure essere pensata una iniziativa originale e specifica”. Vedremo domani
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I cattolici in politica? Insieme. Ecco come
Riccardo Cristiano, 29/06/2019 su formiche.net
Si sono create le condizioni per far emergere una proposta politica di ispirazione cristiana, recuperando la migliore tradizione dei popolari e dei cristiani democratici, con la costruzione di un “manifesto” che sintetizzi l’umanesimo “plenario” di cui parlava San Paolo VI. Appuntamento il 3 luglio all’Istituto Sturzo.
È arrivato il tempo dell’iniziativa, è scoccata l’ora di un nuovo impegno. Mercoledì 3 luglio a Roma presso l’Istituto Sturzo, via delle Coppelle 35, si avvierà una riflessione politica che sarà aperta da Stefano Zamagni. Alla fine dei lavori ci sarà l’intervento di Leonardo Becchetti. Politica insieme ritiene che si siano create le condizioni per far emergere finalmente una proposta politica di ispirazione cristiana davvero nuova, recuperando anche la migliore tradizione dei popolari e dei cristiani democratici. Non c’è certezza dell’approdo, ma c’è consapevolezza che il limbo politico durato venticinque anni non può continuare. Galleggiare può salvare qualcuno, ma non l’Italia che incontrerà difficoltà sempre più aspre, se persiste l’attuale, spaventosa ed esiziale precarietà. È utile iniziare a ragionare sulle cose da fare, per guardare a un futuro caratterizzato da vero e sano sviluppo.

È maturo il tempo per chiamare alla partecipazione le persone di buona volontà intorno ad un progetto-Paese che sappia dare nuovo slancio all’Italia, bandendo vuote declamazioni e monotoni slogan, concentrandosi con determinazione sui problemi più spinosi e più urgenti: crescita, sviluppo, lavoro, fisco, sanità, istruzione e università, istituzioni, Mezzogiorno, rapporti con l’Europa, partiti politici. Vanno sconfitti sovranismi, populismi e qualunquismi.

Il rapporto dell’Italia con l’Europa Unita va consolidato, perché il nostro Paese recuperi il posto di rispetto che storicamente ha sempre avuto quale Paese fondatore. Un partito [il neretto è nostro] che si impegni per il bene di tutti e che eviti di alimentarsi solo di “parole magiche”: casta, inciucio, alternanza, bipolarismo, federalismo, emergenza che tante illusioni hanno creato negli italiani e tanti guasti hanno procurato all’Italia.

Non si vuole raccogliere l’eredità di qualcuno, ma si tratta di disegnare un progetto-Paese che risponda alle reali esigenze del popolo italiano in una fase storica ed economica, la globalizzazione, caratterizzata da ingiustizie devastanti e da rapidi mutamenti. Un partito [il neretto è nostro] che promuova un nuovo e concreto assetto istituzionale, e una sana economia sociale di mercato. Era il pensiero sturziano del Partito popolare che si manifestava quando si discuteva del ritiro dello Stato dalla vita dei cittadini, (famose le battaglie fatte da don Sturzo contro lo statalismo), della partecipazione alla cosa pubblica, di un nuovo sistema delle autonomie locali. Sono i temi che hanno accompagnato l’impegno politico dei cattolici nell’arco di un secolo, mettendo al centro l’uomo quale persona, e che ancora oggi sono elementi utili per il buon governo dell’Italia.

È un dato di fatto che esistono i presupposti, per pensare alla creazione di un nuovo soggetto libero ed autonomo. Alla sua nascita sono chiamati a concorrere i singoli, i gruppi e i circoli intenzionati ad animare una partecipazione alla vita politico-parlamentare, nazionale e locale. È dall’estate 2018 e nei mesi successivi che “politica insieme” sta procedendo all’elaborazione di una proposta programmatica per superare la divisione segnalata più volte dal cardinale Gualtiero Bassetti tra i cattolici “del sociale” e quelli “della morale”. Su questa base si potrà costruire un “manifesto”, cui giungere con il contributo di tanti altri, che sintetizza quell’umanesimo “plenario” di cui parlava San Paolo VI. Si è molto attenti a suscitare presenze nei territori regionali perché è da questi che si deve partire per creare aggregazione e consenso.

Un’opera che dovrà continuare nei prossimi mesi con l’obiettivo di creare una vera e propria rete d’impegno e di passioni. Le novità intervenute in Italia, dopo il voto del 4 marzo del 2018 e le recenti elezioni europee, dimostrano l’esistenza di una “dinamicità” nel quadro politico parlamentare in cui è possibile inserirsi. Si tratta di un’occasione da cogliere per portare all’attenzione degli italiani altre proposte ed altri progetti, attorno a cui possono essere chiamate all’impegno tutte le persone ragionevoli e di buona volontà. Con una identità politica autonoma, si è aperti ad interloquire con tutti. Ci si riunirà con l’auspicio, e il dovere, di allargare a molti altri la partecipazione, soprattutto ai giovani e a energie e forze nuove, e di poter contribuire così a far nascere un nuovo soggetto di ispirazione cristiana.
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POLITICA INSIEME PER UNA CONVERGENZA DIRETTA AL BENE DEL PAESE. L’INCONTRO DEL 3 LUGLIO
Jul 2, 2019
Che senso ha l’incontro del 3 luglio organizzato a Roma da Politica Insieme?

Da tempo, si è avviata una riflessione sulla irrilevanza politica dei cattolici in Italia. Un’inconsistenza frutto dell’assenza nel dibattito sulle questioni del Paese ed anche delle divisioni che caratterizzano un mondo collocato in case altrui, dalla destra salviniana, al Pd, fino alla sinistra più radicale e al Movimento dei Cinque stelle.

Cresce, intanto, l’affollamento nel partito degli astenuti di quanti si dichiarano cattolici. Conferma del sempre più profondo distacco tra le istituzioni e la classe politica dalla gente.

Salvo alcune posizioni assolutamente minoritarie, nessuno in Italia concepisce l’idea di dare vita ad una forza integralista e clericale. E’ inevitabile e giusto che i cattolici scelgano tra più opzioni. Tra queste, però, può pure essere pensata una iniziativa originale e specifica.

La partecipazione alla cosa pubblica non può essere concepita solamente sulla base dell’aspirazione a diventare maggioranza. Questo significa trascurare l’andamento dei cicli storici concreti e sottovalutare le possibilità di incidere, comunque, sui processi istituzionali e di governo sulla base di una capacità politica da rendere concreta ed evidente.

Politica Insieme è nata per contribuire alla convergenza possibile tra quanti, in maniera laicamente concepita, intendono rispondere alle attese dell’Italia e del’Europa riconoscendo il valore “ universale” delle sollecitazioni presenti nel Pensiero sociale della Chiesa. Universale perché esse non riguardano ed interessano solo i credenti.

Gli elementi su cui il convenire è possibile appaiono manifesti e possono essere così delineati:

autonomia, che significa presentarsi per quel che si è, offrire un elemento di chiarezza e di “ lealtà” a tutti i cittadini invitati a partecipare ad un processo di generatività nuova che riguarda la Persona, le famiglie, i corpi sociali intermedi;
proposte programmatiche attorno alla riforma dello Stato, della Giustizia e del sistema delle autonomie amministrative; per il reperimento delle risorse necessarie a risolvere l’equazione impresa- innovazione- produzione- occupazione- consumi; sui temi etici ed esistenziali, a partire da quelli del rispetto della vita, del disagio privato e pubblico, della salvaguardia dell’ambiente; per affrontare le questioni dell’educazione, della Scuola e della formazione; per la famiglia, i giovani e gli anziani. Dopo la stagione degli scontri ideologici, solo una concreta partecipazione ai processi reali del Paese può, infatti, segnare un elemento di novità e di rigenerazione di un Paese che appare sempre più incapace a definire un proprio ruolo e a ritrovare il senso di una prospettiva di lungo periodo;
“facce nuove”. Molte delle risorse e dei talenti presenti a tutti i livelli nelle nostre contrade sono inespressi e inutilizzati. Il mondo politico e quello delle istituzioni appaiono oramai ripiegati sulle proprie dinamiche e solo l’apporto di forze fresche può assicurare un reale avvio di una fase innovativa. Non si tratta di dare corso ad un “ giovanilismo” di maniera, bensì creare le condizioni affinché la politica ritorni ad essere un luogo in cui le energie migliori riprendano a partecipare e a interessarsi della cosa pubblica con generosità e disinteresse, perché animate dall’intenzione di dedicarsi al bene comune.
Pur volendo fare il massimo degli sforzi per creare una condivisione la più ampia possibile, questi tre aspetti precisano l’ambito attorno cui sviluppare una iniziativa politica di rinnovamento, in collegamento con tutto quel mondo laico interessato alla ricerca di nuovi equilibri politici.

Sempre più diffusa è, infatti, la consapevolezza che sia indispensabile impostare un modo diverso di governare e indirizzare le istituzioni, individuare la soluzione dei problemi dell’economia reale e concorrere a quella ricomposizione sociale assolutamente necessaria per rispondere ai problemi del mondo di oggi.

L’Italia è inserita in un quadro internazionale in mutazione. E’ sollecitata e sfidata dallo sviluppo tecnologico e digitale, dal degrado ambientale, dalla mancanza di infrastrutture adeguate, oltre che dalle trasformazioni antropologiche per le quali deve essere trovata una “ governabilità” condivisa, razionale, possibile e sostenibile.

Siamo consapevoli che molto è cambiato nella società italiana e di come quel “ nuovo” che avanza abbia mutato il quadro politico e portato sulla scena elementi inediti con i quali ci dobbiamo confrontare.

E’ doveroso andare oltre la stagione della diaspora, dell’indifferenza e dell’irrilevanza scommettendo sulla generosità, sull’impegno, sulla ricchezza del confronto e della collaborazione.

E’ necessario superare personalismi e particolarismi di gruppo. Così come la tentazione, che persiste, di scegliere posizioni pregiudiziali figlie di quel bipolarismo che tanto male ha fatto alla politica e all’intero Paese.

Possiamo contribuire a portare nella dialettica politica e sociale elementi costruttivi di ragionevolezza, logica e realismo.

Sappiamo che partendo “ dalle cose” è possibile realizzare un’ampia convergenza tra molte delle personalità, dei gruppi e delle associazioni ispirate cristianamente intenzionate a partecipare ai processi decisionali, assieme a tutta la gente di buona volontà, indipendentemente dal credo religioso o da una diversa visione filosofica.

Non ignoriamo, né sottovalutiamo l’esistenza di tante “ criticità”. Ne siamo pienamente consapevoli, ma riteniamo che sia a portata di mano l’occasione di avviare un percorso in cui molti siano i coinvolti.

Un percorso destinato soprattutto a partire dalla realtà dei territori dove le distinzioni sono in via di superamento perché cresce la consapevolezza della necessità che anche i cattolici portino un loro contributo al bene di tutti gli italiani.

Giancarlo Infante
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L’immagine in testa è tratta dal sito Politicainsieme

Paolo Truzzu Sindaco di Cagliari. Auguri di buon lavoro! Francesca Ghirra a capo di un “governo ombra” per la città? E’ quanto chiediamo!

paolo-truzzu64491811_10156344335161918_2116091869472489472_n“La verifica completata oggi dalla commissione elettorale conferma i dati del comune. Buon lavoro a Paolo Truzzu e al nuovo Consiglio comunale di Cagliari.
È stato un vero onore correre per la carica di prima cittadina e voglio ringraziare i 32305 cagliaritani che hanno messo una croce sul mio nome. Ringrazio ancora tutte le candidate e i candidati che hanno corso con noi per questa importante sfida.
Mi impegno da subito a fare, insieme a Giulia Andreozzi, Marzia Cilloccu, Francesca Mulas, Rita Polo, Anna Puddu, Camilla Soru, Marco Benucci, Andrea Dettori, Matteo Lecis Cocco Ortu, Fabrizio Marcello, Matteo Massa, Guido Portoghese, ciò che abbiamo fatto con passione negli ultimi 8 anni: lavorare nell’interesse dei nostri cittadini e della nostra bellissima città”
.
ape-innovativaCosì scrive Francesca Ghirra oggi [mercoledì 19 giugno 2019 intorno alle ore 20,30] sulla sua pagina fb.
Non è detto che ciò significhi rinuncia a un ricorso al Tar per il riconteggio dei voti, ma indubbiamente lo rende meno probabile.
img_0587Per parte mia ho così postato all’impronta sulla stessa pagina fb: “Scelta giusta! L’opposizione dispone di una squadra di grandissimo valore. 13 ottime persone – tra cui 7 donne – quasi tutte laureate o comunque di alta scolarità, con significativa esperienza istituzionale, anche capaci di agire con autonomia rispetto ai partiti di riferimento. Un buon “governo ombra”che può fare dall’opposizione grandi e buone cose per i cittadini, purché sappia collegare strettamente l’attività istituzionale con il territorio, cioè con i quartieri, suscitando la partecipazione popolare. Con questi auspici Congratulazioni e Auguri di buon lavoro a Francesca e al gruppo consiliare dell’opposizione”. Il post è coerente con un commento all’articolo di Vito Biolchini pubblicato oggi sulla sua News – prima che si conoscesse la dichiarazione della Ghirra – che sotto riporto, perché esplicita ulteriormente la mia posizione.
“Tralascio la questione del riconteggio. Credo sia legittimo che Francesca Ghirra e le liste che la sostengono lo richiedano. Al riguardo il parere più equilibrato e condivisibile rimane quello del prof. Andrea Pubusa, da te [Vito] citato e linkato. Decidano loro. Invece, secondo me, la contesa all’ultimo voto tra i candidati sindaci proprio per lo scarto esiguo tra i due e considerati gli appoggi delle liste di entrambi, è vinta politicamente da Francesca Ghirra: nel confronto uno a uno al ballottaggio probabilmente avrebbe la meglio. Ma Francesca non ha la maggioranza dei consensi delle liste, questo è un dato certo, poiché complessivamente quelle in appoggio a Paolo Truzzu conquistano 6,79% in più. Non avrebbe vita facile un Sindaco privo di effettiva maggioranza consiliare, quand’anche la normativa premiante gli consentisse di “governare”. E allora? Salvo sconvolgenti riscontri sui verbali elettorali (vedremo gli esiti dei controlli della Commissione elettorale), dico che il centro sinistra dovrebbe accettare la sconfitta, prendendo atto che la situazione non è affatto disastrosa, se solo si è capaci di agire politicamente nella giusta direzione. Intanto perché il centro sinistra piazza una squadra di notevole livello: 7 donne su 13 (considerando la rinuncia di Paolo Frau e il subentro di Francesca Mulas), tutte persone di elevata scolarità e grande professionalità, con una media d’età di 40 anni, quasi tutti con esperienza istituzionale alle spalle, sostanzialmente privi di eccessivi legami di appartenza alle correnti partitiche (certo tutto da verificare, ma la vicenda di Matteo Lecis Cocco-Ortu, sopportato dal suo partito, che ottiene un consenso elettorale di oltre 1000 voti, è al riguardo significativa). Insomma questo gruppo consiliare, non so come articolato, ha, secondo me, le carte in regola, almeno potenziali, per costituirsi in “governo ombra” dell’amministrazione civica. Ovviamente a condizione che sappia collegare l’attività nel Palazzo con quella sul territorio. Ricercando la partecipazione popolare come prima cifra del suo operare. Uno dei primi impegni a mio parere dovrebbe essere quello di far approvare dal Consiglio comunale il “regolamento per la partecipazione dei cittadini alla cura, alla gestione condivisa e alla rigenerazione dei beni comuni urbani”, di cui Cagliari è priva in pessima compagnia con le peggiori amministrazioni comunali italiane. Non conosco la qualità della composizione della maggioranza. So solo che a molti del centro-destra non andrà certo a genio l’essere egemonizzati dalla destra e dal Sindaco Truzzu, almeno nella misura che si paventa per il passato dell’uomo più che per dichiarazioni o comportamenti in campagna elettorale. Peraltro la cifra elettorale del partito a cui appartiene, Fratelli d’Italia, è assolutamente non corrispondente alla realtà della composizione dell’elettorato cagliaritano, insomma un dato drogato. Per poco che so, nelle fila del centro-destra sono state elette anche persone sicuramente democratiche e di alto spessore culturale. Non credo che possano consentire più di tanto un’amministrazione becera o addirittura fascistoide. O almeno lo spero, ma tale deriva smaccatamente di destra non dovrebbe essere consentita da quanti nella nostra città si professano democratici. E non siamo pochi. Concludo con una annotazione su Massimo Zedda, che secondo me come amministratore ha avuto molti meriti: al tirare delle somme, un buon Sindaco. E’ però diventato “padre padrone” del centro sinistra, almeno nelle sue manifestazioni istituzionali, facendo molti errori. Ora non lo può più essere. Farà bene o danni da altre parti. E questo è un dato positivo per la squadra capeggiata da Francesca Ghirra, che si appresta a fare un’opposizione di cui abbiamo necessità come il pane. Speriamo. Se questo accadrà e non c’è molto tempo perché lo si faccia davvero, dobbiamo essere in molti a collaborare. Franco Meloni”.
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Le illustrazioni in testa sono tratte dalle pagine fb rispettivamente di Paolo Truzzu e Francesca Ghirra.
L’illustrazione con i dati elettorali è tratta dal sito web del Comune di Cagliari: https://www.elezionicagliari.info/104/104.html